Dai giorni drammatici della guerra al brindisi con la Regina Camilla: vi racconto il legame
indissolubile tra la mia famiglia e il Vice Comandante Michele De Burgh.
Di Tino Crosara.

QUELL’ORGANO CHE SUONAVA SEMPRE IN TEMPO DI GUERRA
Tutto è iniziato quando a Montebello sono arrivati i lancieri inglesi con i loro carri armati, piazzandoli ovunque, da casa Peruffo fino al piazzale davanti alla Chiesa. Il loro comando militare si era stabilito proprio dove oggi ci sono la biblioteca comunale e Villa Sangiovanni. Tra di loro c’era il vice comandante: il nobile Michele De Burgh, un ragazzo cattolico di soli 23 anni. Michele frequentava la nostra chiesa. Era un grande appassionato di musica e fu proprio lì che sentì mio padre, Bepi, suonare l’organo. Colpito da quelle melodie, volle conoscerlo a tutti i costi. Nacque subito una bella simpatia, tanto che mio papà lo invitò a cena a casa nostra. Fu una serata magica: dopo cena, una parola tirò l’altra, mio padre si mise al pianoforte e cominciò a suonare alcuni brani classici. Fu in quel momento che vedemmo Michele scoppiare in pianto. Aveva solo 23 anni, era lontano da casa, nel pieno di una guerra, sommerso dai ricordi. Quelle serate a casa nostra divennero presto un’abitudine e la nostra
amicizia si rafforzò giorno dopo giorno.
IL BALLO D’ADDIO E L’INVITO A LONDRA
Durante la sua permanenza a Montebello, Michele si innamorò di una ragazza del paese e le chiese di sposarlo. Il padre di lei, però, non era affatto contento. Disperato, Michele chiese a mio padre di intercedere per lui. Papà andò a parlare con l’uomo per cercare di convincerlo, ma purtroppo fu tutto inutile. Poco tempo dopo, i lancieri inglesi dovettero lasciare Montebello. Prima di partire, organizzarono un ballo d’addio invitando tutti i paesani: ricordo ancora il dispiacere di Michele, che avrebbe tanto voluto ballare un’ultima volta con la sua futura sposa.
Le nostre strade si separarono, ma solo fisicamente. Due anni dopo, infatti, ci recapitarono un annuncio: Michele si sposava e tutta la nostra famiglia era ufficialmente invitata a Londra. La corrispondenza tra noi non si è mai interrotta: sono seguite lunghe telefonate negli anni, spesso fatte con l’aiuto di un interprete per riuscire a capirci al meglio.

UNA SORPRESA INASPETTATA IN NEGOZIO
Il tempo è volato e a maggio del 1987 mio padre è venuto a mancare. Qualche mese dopo, a fine agosto, io e mia madre eravamo in negozio quando notammo una coppia che spiava dalla vetrina,
indecisa se entrare o meno. Mia madre la guardò bene e disse: “Ma quello lo conosco… è Michele!”. Entrarono. Dopo un primo attimo di smarrimento collettivo, realizzammo che era proprio lui, tornato a Montebello insieme a sua moglie. Li ospitammo a casa e, mentre stavamo a tavola a chiacchierare, Michele tirò fuori dalla giacca due vecchie foto mie e di mio fratello da piccoli. Poi, da un piccolo sacchettino di pelle, fece scivolare sul tavolo un rosario. Con profonda commozione ci disse:
“Questo me lo ha dato Bepi. Era un uomo buono e l’ho portato sempre con me, ovunque sia andato”.

UN CERCHIO LUNGO CENT’ANNI
Il legame di Michele con la nostra comunità è rimasto fortissimo. Nel 1992 è tornato nuovamente a Montebello insieme ai suoi commilitoni per una cerimonia ufficiale: mettere una targa ricordo proprio all’interno della biblioteca, lì dove un tempo c’era il suo comando. L’ultimo capitolo di questa incredibile storia è arrivato di recente. A giugno del 2023, il figlio di Michele ci ha inviato una bellissima fotografia che ritraeva suo padre mentre brindava insieme alla Regina Camilla, in occasione del suo centesimo compleanno. Poco dopo, nell’agosto dello stesso anno, abbiamo ricevuto la notizia della sua scomparsa. Michele se n’è andato a cent’anni giusti, ma il ricordo di quel giovane ufficiale inglese
che piangeva ascoltando mio padre al pianoforte rimarrà per sempre uno dei tesori più preziosi della nostra famiglia.
Archivio foto Crosara.
